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ELEZIONI ISTITUTO PREVIDENZA GIORNALISTI – INPGI – 22/28 FEBBRAIO 2016

 

 

ELEZIONI ISTITUTO PREVIDENZA GIORNALISTI – INPGI – 22/28 FEBBRAIO 2016

PERCHE’ NO SENZA SE E SENZA MA AI DISEGNI DEL CDA INPGI DI PRELIEVI FORZOSI SULLE PENSIONI CHE COSTITUISCONO UN DIRITTO CONSOLIDATO E INTANGIBILE DEI GIORNALISTI? – secondo lancio –

1) Perché è inquietante che all’Inpgi si ignorino o si fingano di ignorare, con il pretesto di non aver ricevuto alcun richiamo ufficiale dagli organismi di controllo, i dubbi, le riserve e persino i no contenuti nel carteggio dei ministeri vigilanti riguardo alla validità di misure anti-crisi rimaste inutilizzate nel congelatore da 6 mesi, mentre i conti continuano a peggiorare ogni giorno che passa. E’ come se gli automobilisti dovessero ignorare il pericolo delle strade dissestate, perché Anas e Comuni non avrebbero proclamato lo stato di allerta.

 2) Perché si intende tagliare per 5 anni (?) i vitalizi delle pensioni medio-basse  con atto fuorilegge, mentre per colpire in altrettanti anni le “pensioni d’oro”, oltre i 91 mila euro, si sfidano le funzioni del Parlamento prorogando senza averne diritto le disposizioni impositive della legge 147/2013 in scadenza a fine anno. Eppure parla chiaro il monito del ministero del lavoro sui rischi di “un contenzioso fondato sull’assenza di una espressa previsione legislativa”.

3) Perché persino il presidente uscente Camporese si è convinto a definire i tagli, fatto salvo il generico appellativo di solidarietà, prelievi e non più contributi nell’editoriale dell’House organ. E’ risaputo che i contributi sono volontari e i prelievi sono imposizioni. Forse la pioggia di diffide legali e di altolà dei colleghi hanno cominciato a illuminare le menti, inducendo a tornare sui propri passi.

4) Perché se effettivamente, come assicura Camporese, il prelievo comportasse una modesta riduzione media mensile di 20 euro sugli assegni, e se dovesse procurare, come teme il ministero del lavoro a causa degli inevitabili ricorsi per illegittimità, “maggiori oneri nel prossimo futuro a fronte di disponibilità, nell’immediato, presumibilmente esigue”, è lecito chiedersi “cui prodest”, a chi giova? Piuttosto un marchingegno così difettoso finisce per alimentare sospetti su intenti punitivi verso colleghi colpevoli di aver visto tempi migliori, per attizzare il fuoco del livore generazionale in periodo di crisi occupazionale per i giovani, e, non da ultimo, per costituire un pericoloso quanto scaltro precedente perdurando fosche previsioni sulle risorse.

5) L’obiezione della straordinarietà e dell’esiguità del prelievo sono uno specchietto per le allodole per sorprendere la buona fede dei pensionati. Il contributo di solidarietà già viene dato abbondantemente. L’Inpgi ha incassato dai pensionati oltre 20 milioni di euro in 4 anni e altrettanti ne ricaverà fino al 2018 dalla negata rivalutazione dei vitalizi al costo della vita, e dalle sforbiciate sui più alti. In soldoni, una pensione mensile lorda di 3mila euro ha perso dal 2011 ad oggi 5.713, 47 pari a una media mensile di 102 euro. Una di 5.350 euro ha perso 9.378,59 pari a una media mensile di 167 euro. Una di 6.850, sempre lorda, 11.718,03 pari a 209 media mensile. Negli ultimi 10 anni i pensionati hanno lasciato intorno al 20/25% del potere di acquisto sia per la ridotta o azzerata indicizzazione, peraltro destinata a un congelamento infinito, sia per il rincaro fiscale (le addizionali Irpef aumentate del 150%).

 

 

In ballo il patrimonio immobiliare/Per tirare avanti l’Inpgi è stato costretto a coinvolgere la riserva aurea, il patrimonio immobiliare, attraverso un cosiddetto piano di “ricollocazione strategica”. Il capitale di 2,3 miliardi è in corso di trasferimento a un Fondo chiuso fatto in casa, “Giovanni Amendola”. Nell’attesa di saperne di più dal prossimo cda, ci spiega come stanno le cose Corrado Giustiniani, presidente del Siai, sindacato inquilini Inpgi. 1) Entro il mese di marzo è previsto il passaggio di proprietà di tutti i 2.200 immobili dell’Istituto, 1500 dei quali a Roma, al Fondo “Giovanni Amendola”, gestito dalla società InvestiRE. Il Fondo è al 100 per cento di proprietà dell’Inpgi, che ha giustificato quest’operazione come necessaria per riportare gli edifici al valore di mercato (adesso figurano in bilancio al loro valore storico), migliorando dunque i conti traballanti dell’Istituto. Per tutti gli inquilini cambia così l’interlocutore al quale pagare l’affitto, anche se sono state assicurate loro la stessa durata contrattuale di otto anni complessivi, e le stesse norme su assegnazioni e canoni. Per gli interventi di manutenzione e altre pratiche resta invece  operativa, almeno per il momento, la struttura tecnica dell’Inpgi. 2) E’ stato annunciato l’avvio di un piano di dismissioni, i cui contorni, ad oggi, sono però ancora piuttosto incerti. Le intenzioni sono di attuare vendite frazionate, con diritto di prelazione agli attuali inquilini e ai loro parenti sino al secondo grado. Il rinnovo della locazione solo per i meno abbienti e per gli anziani sopra i 67 anni.

Elettoralia – Alla lista “L’Inpgi siamo noi” che rivendica meriti dell’attuale gestione assicuriamo che l’Inpgi siamo anche noialtri, anche tutti gli altri, delusi, preoccupati, amareggiati, ma né arrendevoli né rinunciatari

LISTA CORSARA DI CANDIDATI SENZA CASACCA AL CONSIGLIO GENERALE

1)      Romano Bartoloni Lazio Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – pensionato ma non in disarmo; cronista da una vita; ultimo libro sugli anziani “mai panchinari” 2) Gianluigi Corti Liguria Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. carriera al Corriere mercantile e al Secolo XIX; incarichi di prestigio nell’Unione stampa sportiva; presidente Ungp Liguria 3) Mimmo Marcozzi Abruzzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. cronista sportivo di razza prima alla Gazzetta del Popolo e poi per 23 anni alla Rai; consigliere dell’OdG  4) Antonio De Vito Piemonte Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. cronista e inviato prima a l’Unità e poi a La Stampa, già nel cda dell’Inpgi, presidente Ungp Piemonte

COLLEGIO SINDACALE (indicazioni): 1) Francesco Abruzzo Lombardia 2) Pierlugi Franz Lazio 3) Giuseppe Mazzarino Puglia

MAI COME QUESTA VOLTA E’ DECISIVO IL TUO VOTO PER DIFENDERE LA PENSIONE CONQUISTATA CON IL LAVORO E I CONTRIBUTI DI UNA VITA

ISTRUZIONI PER IL VOTO controlla subito il tuo codice iscritto e la tua  password con i quali già oggi verifichi i tuoi cedolini mensili. Altrimenti entra nel sito dell’Inpgi sezione elezione. Invia i tuoi dati e una fotocopia  del tuo documento. Oppure chiama lo 068578404 o 068578380

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PERCHE’ NO SENZA SE E SENZA MA AI DISEGNI DEL CDA INPGI DI PRELIEVI FORZOSI SULLE PENSIONI CHE COSTITUISCONO UN DIRITTO CONSOLIDATO E INTANGIBILE DEI GIORNALISTI? – primo lancio del 16/10/2016 – 1)Perché l’Inpgi, ente erogatore di pensione, non ha titolo per tagliarle o ridurle, né può scavalcare le leggi nel settore impositivo e previdenziale (per il ministero del lavoro, organo di vigilanza sull’Istituto, è un atto “non avente forza di legge che incide su pensioni già maturate e in pagamenti; diritti acquisiti 2)Perché sarebbe una misura illegittima e arbitraria in contrasto con gli art. 3 e 53 della Costituzione (i pensionati non sono cittadini di serie b da tartassare a capriccio, hanno pari dignità dei lavoratori di fronte alla legge e al fisco); art. 36 la pensione è una retribuzione differita da adeguare al costo della vita (art.38). E perché le Casse private, come l’Inpgi, non possono imporre contributi con atto amministrativo (7 sentenze della Cassazione) 3) Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo che non offre agli anziani né sconti sulle tasse, né agevolazioni di carattere sociale, con l’effetto di provocare, pure tra i giornalisti, una fuga in massa all’estero 4)Perché la folle corsa al massiccio esodo dal lavoro del meglio del giornalismo italiano, i prepensionamenti a raffica, gli stati di crisi fasulli degli editori hanno dissestato il sistema previdenziale, non hanno favorito il ricambio generazionale, hanno provocato l’esplosione del precariato sfruttato e sottopagato, hanno calpestato la qualità dell’informazione 5) Perché i sacrifici della manovra Inpgi sono pannicelli caldi, perfino in dubbio di consenso da parte dei ministeri vigilanti, senza un rilancio dell’occupazione, senza un ampliamento del perimetro del contratto e della base contributiva 6) Perché sarebbe  una beffa oltre il danno per 1400 pensionati che aspettano da tempo di veder pagata l’ex fissa e non di ricevere  mortificanti briciole

(a cura di Romano Bartoloni) II – 22 gennaio 2016