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PENSIONATI INPGI IN FUGA ALL’ESTERO

associazione stampa romana

Gruppo Romano Giornalisti Pensionati

 

PENSIONATI INPGI IN FUGA ALL’ESTERO

L’Italia non è più un Paese accogliente per gli anziani. 500mila pensionati Inps hanno riparato all’estero negli Eldorado dell’esentasse riconosciuti dal nostro Paese. Fuggono dal carovita, dal fisco cinico ed esoso, dal blocco della perequazione che ammazzano i loro redditi. Pensioni da 600/1000 euro, da noi sulla soglia della fame, raddoppiano il loro valore e peso d’acquisto nei posti più ospitali.

Nel 2014 hanno fatto le valigie in 5.345, il 64% in più dell’anno precedente, con mete da sogno di benessere in mezzo mondo. Tra gli espatriati/esodati figurano oltre 300 giornalisti. L’ultimo ha raggiunto Lisbona qualche giorno fa. A Cascais vivono 5 colleghi ex della Rai e uno ex del Messaggero. Il Portogallo è diventato oggi il più gettonato, soppiantando Tunisi diventato troppo a rischio e ultimamente  abbandonato anche dai nostri. I portoghesi hanno vinto la sfida al ribasso (l’assegno previdenziale si incassa al lordo) con altre Nazioni europee come Romania, Bulgaria, Malta. Le regole sono semplici: basta vivere 6 mesi e 1 giorno anche non consecutivi fuori dall’Italia, assumere  lo status di “residente non abituale”, aprire un conto corrente bancario, e il gioco è fatto. L’Inps, così anche l’Inpgi, accreditano lordi i tuoi soldi come da accordi bilaterali. A mezz’ora da Lisbona si paga 300 euro al mese per un bilocale fronte-mare, e 10 euro per mangiare pesce al ristorante. Non solo puoi rimpatriare quando vuoi sia pure per brevi periodi, ma resti a filo diretto audio/video con figli e nipoti grazie a internet e a Skype.

Ormai non fuggono soltanto i cervelloni, ma chi è stufo ed arcistufo delle vessazioni subite. Nonostante le leggende metropolitane descrivano come benestanti privilegiati i pensionati italiani, il rovescio della medaglia e di tutt’altra natura e colore.

La metà dei pensionati INPS (50,08) prende un assegno mensile fino a 500 euro. Sale al 79% fino a mille euro. Su una platea di 18milioni 240mila pensionati, le “pensioni d’oro”, superiori alle 10mila euro lorde al mese, sono 10mila pari allo 0,052%. Pur partito a fasi alterne, venti anni di blocco delle perequazioni hanno evaporato il potere di acquisto dei pensionati. Una perdita di 10miliardi, circa 1.800 euro pro-capite, che si ripercuote sul futuro, sterilizzando gli effetti moltiplicatori degli adeguamenti (niente adeguamenti sugli adeguamenti). I pensionati pagano di tasse 66miliardi l’anno, benché ingiuste e illegittime (è anticostituzione imporre tributi sul risparmio accumulato, e anticostituzionale non equipararli ai redditi di lavoro). L’Italia è l’unico Paese al mondo che non offre né sconti sul fisco, né altri benefici di carattere sociale. Eppure è in atto una campagna per dare un’ulteriore stretta di tagli alle pensioni (con in testa lo stesso presidente dell’Inps, Boeri), per mandare i cosiddetti attempati a prendere il sole ai giardinetti ancora giovani, per sfruttarli come ammortizzatori sociali, per spegnere ogni ambizione di essere ancora utili alla società in un mondo del lavoro che sta perdendo talenti ed esperienze.

Per molti esasperati 60/70enni, che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, non resta che scappare all’estero in uno dei Paesi, anche vicini a noi, che non ti spellano vivo con il fisco. A malincuore ma giocoforza.

Romano Bartoloni presidente del Gruppo romano giornalisti pensionati